Rossazzurri irriconoscibili: tre schiaffi e una crisi che ormai non ha più alibi. Difesa fragile, attacco sterile: il Savoia passeggia e certifica il disastro di una squadra alla ricerca di gioco e identità. A fine partita il Massimino mugugna.
di Salvatore Russo

Il Catania cade ancora, e attraversa la fase più buia della sua stagione. La sconfitta per 3-0 contro il Savoia al “Massimino” certifica –ancora una volta – le criticità di una squadra senza identità, priva di struttura e incapace di reggere l’urto emotivo e tecnico delle partite che contano. L’eliminazione dalla Coppa Italia Serie C è la cartina tornasole di un gruppo che ha perso la rotta, la fiducia e la capacità di riconoscersi in ciò che dovrebbe essere.
Quattro k.o. consecutivi tra campionato e Coppa raccontano una verità ormai evidente: il Catania è in crisi nera. Una crisi che attraversa ogni livello del progetto: giocatori, staff, ambiente, prospettive. Una crisi che si legge nei numeri, ma soprattutto negli atteggiamenti, nelle scelte, nelle reazioni che tardano ad arrivare.
Il gol del vantaggio campano, firmato da Tumbarello nasce da un errore, quello del raddoppio di Nepi da un altro, il rigore del 3-0 da un altro ancora. La sequenza rivela una squadra che non comunica, non si muove insieme, non difende insieme. La fase difensiva è un colabrodo, il centrocampo non filtra, l’attacco non incide. Gli uomini di Longo appaiono sconnessi, incapaci di leggere la partita e di restare dentro il match quando qualcosa va storto.
Nemmeno gli esordi di Torrasi e Coda hanno portato una scossa. Il Catania attualmente sembra un gruppo senza anima che non sa chi è e non sa cosa vuole diventare.
Fischi, mugugni, cori di contestazione: il pubblico manda un messaggio chiaro. La gente non riconosce più la squadra, ne più il progetto, e tantomeno la direzione. Quando il Massimino si ribella così, significa che la fiducia è evaporata. E senza fiducia, tutto diventa più pesante.
Il tecnico, Emilio Longo, è chiamato a dare risposte immediate. Le scelte non funzionano, le letture non funzionano, la squadra non segue. La domanda che circola è inevitabile: dove sta andando questo progetto? E soprattutto: esiste ancora il margine per rimetterlo in piedi?
Intanto si deve guardare avanti. Lunedì 7 settembre arriva il Cosenza. Una partita che assume un peso enorme perché il Catania si è messo da solo in un angolo. Un altro passo falso sarebbe devastante.
Serve una scossa potente, un cambio di passo deciso, una presa di responsabilità collettiva senza più alibi. Urge capire se questo Catania ha ancora la forza di rialzarsi, ma soprattutto bisogna guardare con speranza ai margini di miglioramento concreti che l’arrivo di nuovi innesti può portare: volti freschi, energie rinnovate, qualità capaci di invertire la rotta e ridare dignità a una stagione che finora ha mostrato solo crepe e fragilità.
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