31 agosto 2026

Ancora una notte da incubo per il Catania, sconfitto 2-0 dal Monopoli

 Una squadra smarrita, fragile e senza identità cade di nuovo, mostrando limiti strutturali che preoccupano Longo e richiedono interventi immediati su gioco, testa e organizzazione. Una scossa immediata e un cambio di passo per non compromettere una stagione già in salita.

di Salvatore Russo - Foto: Catania FC

Il Catania si è smarrito. E al “San Nicola” di Bari, contro il Monopoli, si è consumata una prestazione che suona come un campanello d’allarme imponente per Emilio Longo e per tutto l’ambiente rossazzurro. Il 2-0 incassato dai biancoverdi, dopo il ko all’esordio, mette a nudo le incongruenze di una squadra che si accende a intermittenza, che si illude di poter controllare la partita con un quarto d’ora di buon calcio per poi dissolversi alla prima difficoltà, perdendo idee, coraggio e personalità. Una costante che sta diventando un limite evidente e che va corretta subito per evitare che la stagione prenda una piega pericolosa.

L’avvio di gara era stato incoraggiante: nei primi quindici minuti il Catania ha tenuto il pallino del gioco, ha provato a palleggiare, ha creato un paio di situazioni interessanti in fase offensiva. E soprattutto, prima di subire il gol del vantaggio pugliese, i rossazzurri avevano avuto l’occasione più nitida della partita: Jiménez, lanciato a tu per tu con Tommasi, ha calciato senza la lucidità necessaria, permettendo al portiere biancoverde di salvare tutto. Un gol mancato che avrebbe potuto indirizzare la gara, e che invece ha lasciato aperta una porta che il Monopoli ha sfondato poco dopo.Al 18’ la retroguardia etnea si impappina vertiginosamente, Garritano ringrazia e firma il vantaggio. Da quel momento il Catania perde progressivamente ordine, coraggio e idee, mentre la squadra di Colombo cresce e prende campo.

Come se non bastasse, al 40° arriva un’altra tegola: l’infortunio al ginocchio di Di Marco, uno dei pochi che fino a quel momento aveva dato segnali positivi. La sua uscita dal campo peggiora ulteriormente la serata, togliendo un riferimento tecnico e mentale in un momento già complicato.

Nella ripresa Longo prova a intervenire, a cambiare qualcosa, ma le sostituzioni non producono effetti. Anzi: al 56’ l’ex Greco firma il raddoppio, chiudendo di fatto la gara. Il Catania non reagisce, non si scuote, non mostra quella cattiveria minima che una squadra ferita dovrebbe tirare fuori. L’unico lampo arriva al 73’ con Leonardi, il cui colpo di testa viene deviato da Tommasi. Poi il nulla. Due giornate, zero punti, una identità che fatica a emergere, una condizione generale che preoccupa, e tanto.

La serata di Bari ha messo in evidenza limiti che non possono essere liquidati come semplici incidenti di percorso. La fragilità difensiva è strutturale, con linee troppo lunghe, letture tardive e una protezione dell’area insufficiente: ogni errore diventa un’occasione per gli avversari, e in Serie C questo è un lusso che non ci si può permettere. Il centrocampo non riesce a essere guida nei momenti difficili, perché quando la partita si sporca manca chi cambia ritmo, chi spezza l’inerzia, chi prende in mano la squadra. L’attacco è prevedibile, poco presente negli ultimi metri, lento nelle trame, poco convinto nell’aggredire l’area. E soprattutto, la tenuta mentale appare insufficiente: il gol subito spegne la squadra, il raddoppio la affonda, e il Catania vive di fiammate invece che di struttura emotiva.

In questo contesto, ciò che serve adesso è chiarezza. Longo deve semplificare, rendere tutto più leggibile, dare ruoli definiti e responsabilità precise. Senza una base solida, ogni idea offensiva resta incompiuta: la priorità deve essere ricostruire la fase difensiva, accorciare i reparti, proteggere l’area. Serve una scossa mentale, un cambio di passo nella testa del gruppo: più cattiveria, più spirito, più capacità di restare dentro la partita anche quando gira male. E serve che chi sbaglia corregga, perché a questi livelli ogni leggerezza può costare cara. 

Il Catania ha ancora tempo per rimettersi in carreggiata, ma non può ignorare ciò che Bari ha messo in evidenza: limiti tecnici, fragilità emotive, una identità ancora da costruire. La stagione è lunga, ma la salita è già iniziata, e ogni passo falso rischia di diventare più pesante del precedente.

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