Il Catania chiude la stagione come peggio non poteva: fuori dai playoff, fuori dalla corsa promozione, fuori da qualsiasi narrazione positiva. Resta una domanda che rimbalza tra città, tifosi e addetti ai lavori: cosa lascia davvero questa ennesima occasione sprecata? La palla adesso passa al presidente Pelligra.

L’eliminazione in semifinale contro l’Ascoli non è soltanto la fine di una stagione. È la fine di un ciclo, o forse la certificazione che quel ciclo non è mai davvero iniziato.
Il Catania saluta i playoff con un bilancio amaro: un altro obiettivo mancato, un’altra occasione sprecata, un’altra stagione in cui la promessa di “crescita” si è dissolta al primo vero bivio.
E stavolta, a rendere tutto più pesante, ci sono le parole di Domenico Toscano, uomo di campo e di spogliatoio, che nel congedarsi ha lanciato sassolini, macigni e qualche verità scomoda che da mesi aleggiava nell’aria. Significa che la crepa apertasi non era episodica, ma strutturale.
E che quella crepa, per mesi, è stata ignorata, e poco o nulla si è fatto per aggiustarla.
Il punto di rottura: gennaio, il mercato, le scelte non condivise Toscano lo ha detto chiaramente: “A gennaio si è rotto qualcosa”. Una frase che pesa come un atto d’accusa. La campagna di rafforzamento invernale, presentata come il momento decisivo per alzare il livello, si è rivelata invece un punto di frattura, un detonatore di tensioni mai risolte.



