Partenza feroce dei Rossazzurri avanti 2-0 di Caturano e Forte. Etnei vicini al tris con il palo di D’Ausilio, poi il gol di Oviszach spegne il sogno rimonta. La stagione si chiude tra rimpianti e tensione al Massimino.
di Salvatore Russo - Foto: Nino Russo

Il Catania vince ma non basta. Il 2-1 rifilato all’Ascoli al “Massimino” non è sufficiente a ribaltare il 4-0 dell’andata e sancisce l’eliminazione dei rossazzurri dalla semifinale playoff di Serie C.
La squadra di Toscano offre una prestazione intensa, aggressiva, costruita più sulla spinta emotiva e sulla reazione d’orgoglio che su un impianto tattico strutturato, ma paga a caro prezzo il blackout del “Del Duca”.
Il sogno di un incredibile rimonta aveva preso avvio con il doppio vantaggio etneo maturato nel primo tempo in virtù delle reti di Caturano e Forte.
La gara sembra potersi indirizzare definitivamente a inizio ripresa, quando D’Ausilio sfiora il 3-0 con un destro che si stampa sul palo e che avrebbe potuto cambiare radicalmente l’inerzia della sfida.
Il sogno della rimonta si infrange nel finale, nel momento più crudele, i rossazzuri subiscono la rete di Oviszach che spegne ogni residua illusione.
Un Catania trasformato: Toscano cambia volto alla squadra
La squadra entra in campo dentro un clima teso, quasi da resa dei conti. In tribuna ci sono i vertici societari in testa il presidente Pelligra.
L’atmosfera è tesa, paradossale. Le curve contestano, fischiano, chiedono una sola cosa: rispetto per la maglia.
E il Catania risponde. Toscano cambia modulo, sceglie la doppia punta Caturano–Forte, con D’Ausilio tra le linee. Una scelta coraggiosa, che paga subito.
Primo tempo: un Catania feroce, un Dini monumentale
Partono bene i rossazzurri eal 7’ il Massimino esplode: Caturano sfrutta un errore in costruzione dell’Ascoli, su pressione di Di Tacchio, e porta avanti i rossazzurri. È il gol che accende la speranza.
L’Ascoli però reagisce immediatamente: all’11’ D’Uffizi ha la palla del pari, ma Dini compie il primo dei suoi miracoli.
Il Catania non arretra: al 20’ ancora Caturano, servito da D’Ausilio, impegna Vitale.
La partita è vibrante, aperta, intensa.
Al 22’ Alagna sfiora il pari, ma Dini è ancora decisivo.
Poi, tra il 27’ e il 29’, il portiere rossazzurro diventa semplicemente mostruoso: devia in angolo un tiro insidioso di Guiebre, poi salva su un colpo di testa ravvicinato di Milanese, infine si supera su Del Sole, tenendo in vita la rimonta.
Il Massimino sente che la squadra c’è, che stavolta è pronta a lottare ed assumersi anche i rischi da correre.
La strada sembra quella giusta e al 43’ arriva il raddoppio: spizzata di Caturano, Forte vince il duello con Curado e batte Vitale con un rasoterra chirurgico. 2-0!
Lo stadio diventa un vulcano. Si va al riposo con la sensazione che l’impresa sia possibile.
Ripresa: il palo di D’Ausilio, l’episodio che cambia il destino
Il secondo tempo si apre con l’occasione che avrebbe potuto riscrivere la storia di questa sfida.
Al 48’ D’Ausilio scappa via, entra in area, ha Caturano e Casasola liberi ma sceglie la conclusione: il suo destro supera Vitale, ma incredibilmente, pizzica il palo e finisce sul fondo. I 20mila del Massimino si portano le mani ai capelli.
È il momento che spezza la rimonta.
L’Ascoli barcolla, Tomei corre ai ripari: dentro Silipo, poi Gori, Corradini, Ndoj e Oviszach. Toscano risponde con Cicerelli, e successivamente inserisce anche Bruzzaniti, Raimo e Lunetta. Il Catania continua a crederci: al 70’ Casasola va vicino al 3-0, murato da Guiebre; poco dopo Ierardi sfiora il gol di testa.
81’: Oviszach spegne il sogno
Quando il Massimino spinge più forte, arriva la doccia gelata.
All’81’ Guiebre lancia in profondità Oviszach, che incrocia di sinistro: Dini tocca, ma non basta.
2-1. È il gol che manda l’Ascoli in finale. È il gol che chiude la stagione del Catania.
Finale rovente: rabbia, fumogeni e una delusione che pesa
La delusione diventa rabbia: dalle curve partono fumogeni e bengala, la gara viene sospesa per diversi minuti.
Al 90’ l’arbitro assegna sei minuti di recupero, ma la partita è già finita.
Il Catania attacca più con la disperazione che con lucidità, l’Ascoli si chiude e porta a casa la qualificazione.

Una stagione che lascia rimpianti e interrogativi
Il Catania chiude la stagione con una sensazione netta da decifrare: questa squadra è arrivata dove poteva, ma non dove avrebbe dovuto.
La reazione d’orgoglio mostrata contro l’Ascoli non cancella i limiti strutturali emersi lungo tutto il campionato, né il peso di un girone di ritorno troppo discontinuo, per risultati e prestazioni, che ha compromesso ogni ambizione.
Il 2-1 del “Massimino” racconta di un gruppo capace di accendersi quando la pressione può diventare insostenibile, ma incapace di garantire continuità nei momenti decisivi.
Adesso serve una riflessione profonda, lucida, non emotiva. Ci sarà tempo, quello necessario, per una programmazione coerente, fatta di scelte nette.
La piazza ha dimostrato ancora una volta di essere un patrimonio imprescindibile.
Tocca alla società trasformare la delusione in un punto di ripartenza reale.
Perché il Catania, per storia e identità, non può più permettersi stagioni di transizione mascherate da ambizioni.
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