Una disfatta senza attenuanti: bianconeri più forti e affamati. Catania annientato in ogni duello. Una débâcle pesantissima da mandare giù e sogni di finale compromessi da una notte che pesa come un macigno.

La débâcle di Ascoli non è una sconfitta. È una sentenza. La semifinale d’andata dei playoff di Serie C si trasforma in un monologo bianconero, un 4-0 che è una sentenza, perché va oltre il punteggio, oltre la cronaca, oltre l’episodio. E’ la fotografia impietosa di un Catania che crolla nel momento più importante della stagione e che ha il sapore amaro di una resa senza condizioni.
L’Ascoli ha giocato con un’intensità feroce, corto, aggressivo, sempre primo sul pallone. Ritmo altissimo, fame, lucidità. Una squadra che ha messo in campo la propria identità, trasformandorla in energia.
Dall’altra parte, inaspettatamente, il vuoto.
Il Catania non è mai entrato in campo. L’approccio mentale è stato disastroso: molle, passivo, privo di quella cattiveria agonistica che dovrebbe essere automatica in una semifinale playoff.
I rossazzurri sono sembrati svuotati, quasi rassegnati dopo i primi minuti di sofferenza. Non sono stati in grado di reagire, non ha nemmeno provato a restare aggrappati alla gara. La differenza di ritmo a tratti è stata imbarazzante, quasi irreale.
Toscano paga una serata da incubo, ma soprattutto paga una squadra che sembra aver subito un tracollo atletico e perso identità e convinzione, nella lentezza di pensiero, nella difficoltà a coprire il campo, nella fragilità nei duelli.
E ciò che preoccupa di più è che anche gli uomini più rappresentativi — quelli che avrebbero dovuto trascinare il gruppo — sono apparsi in deficit di condizione.
Questo risultato pesa come un macigno. Non solo per la dimensione del punteggio, ma per la totale assenza di competitività. È una ferita profonda, che lascia scorie e interrogativi.
Il Catania non può permettersi blackout del genere. Non in semifinale playoff. Non con un obiettivo promozione che ora sembra un lontanissimo miraggio.
Mercoledi la gara di ritorno al “Massimino” si disputerà in un clima diverso da quallo sperato. Servirà – innanzitutto – una prova di orgoglio, di dignità, che vada oltrela logica, l’evidenza di un esito difficile da ribaltare. Il resto lo rocconterà il campo.
La partita
Il “Del Duca” è una bolgia da poco più di diecimila spettatori, ed è teatro di una delle partite più attese di questo finale di stagione: la semifinale d’andata dei playoff di Serie C tra Ascoli e Catania, sfida mai banale e ricca di storia.
Le scelte iniziali Toscano non cambia: conferma in blocco il suo 3-4-2-1, con l’unica variante di Celli esterno sinistro al posto di Donnarumma.
Sulla trequarti Jimenez e Cicerelli agiscono alle spalle di Forte.
Dall’altra parte, Francesco Tomei imposta un Ascoli aggressivo e verticale con il 4-2-3-1:
Silipo, Rizzo Pinna e D’Uffizi a supporto dell’unica punta Gori.
Una scelta che si rivelerà perfetta per mettere in crisi il sistema rossazzurro.
Primo tempo: Ascoli feroce, Catania schiacciato
L’approccio dei padroni di casa è determinato e concreto. L’Ascoli pressa alto, soffoca ogni linea di passaggio, costringe il Catania a rifugiarsi nella propria metà campo.
Dopo appena 8 minuti D’Uffizi ha la palla gol , ma il suo colpo di testa e clamorosamente fuori bersaglio e grazia Dini.
I marchigiani insistono e al 16′ creano una doppia incursione in area etnea, prima con una conclusione in diagonale di Guiebre, respinta ottimamente da Dini, poi sulla ribattuta Corradini calcia di prima intenzione, decisivo e prodigioso l’intervento di Pieraccini a due passi dalla linea di porta che salva il risultato.
Il Catania non riesce a respirare. Il ritmo è insostenibile, la differenza atletica evidente.
Brivido al 20’ per la protesta ascolana per un tocco di mani di Casasola su un contrasto in area con D’Uffizi. Interviene il Var che chiarisce: l’azione era viziata dalla posizione di fuorigioco dell’attaccante marchigiano e quindi nessun penalty da assegnare.
L’Ascoli tiene alto il ritmo, il Catania soffre: al 35′ Jimenez rimedia un giallo pesantissimo che costa la diffida al trequartista.
Finale di tempo convulso, i padroni di casa affondano con D’Uffizi che scavalca Dini con un pallonetto, ma ancora una volta è Pieraccini ad eregersi come ultimo baluardo e salvare il muro difensivo rossazzurro che però, di li a poco, crolla.
Al 45′ la retroguardia si perde Corradini, che raccoglie l’assist dalla sinistra di D’Uffizzi, botta di prima che Dini tenta di respingere, quando il pallone ha già superato la linea di porta. 1-0!
Ripresa: un incubo. L’Ascoli dilaga, il Catania scompare
Toscano prova a cambiare inerzia inserendo Di Noia per Quaini, ma la ripresa si preannuncia irta di difficoltà.
Al 52′ i bianconeri trovano il raddoppio: D’Uffizi sulla sinistra è una vera spina nel fianco della difesa etnea, il suo traversone trova Guiebre pronto a calciare dal limite dell’area, parabola secca che si insacca per il 2-0!
Il Catania accusa il colpo, le gambe non rispondono, la testa nemmeno. Toscano cerca rimedio: entrano D’Ausilio e Donnarumma per Cicerelli e Pieraccini
Al 61′ arriva il colpo del KO: Gori libera un destro potente da fuori area che sorprende Dini e fa 3-0!
Il Catania si sfalda.Gli ingressi di D’Ausilio e Caturano producono solo un timido tentativo dell’ex Potenza, il suo tiro non crea problemi a Vitale.
Forze fresche anche nell’Ascoli con gli inserimenti in successione di Del Sole, Milanese e Chakir che sostituiscono Rizzo Pinna, Silipo e Gori, poi dentro anche Galuppini e Oviszach per Corradini e D’Uffizi.
Subito in mostra il neoentrato Milanese con una conclusione che chiama Dini all’interveto.
Ultimo cambio per Toscano: dentro Bruzzaniti per Forte.
Al 75’ arriva l’unica azione, degna di nota, costruita dal Catania in chiave offensiva: su un cross di Jimenez dalla destra, Caturano cerca la girata di testa, palla alta.
All’82′ l’Ascoli mette il sigillo definitivo sul match: ancora Milanese anticipa Miceli e Dini in uscita disperata e firma il 4-0!
Nel finale Galuppini e Oviszach sfiorano addirittura la manita.
Il Catania è in ginocchio, incapace di reagire, incapace persino di difendersi.
La débâcle è pesante da mandare giù!
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